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Depurazione, L’Acquedotto del Fiora rimborsa

21 marzo 2015

Nel corso di un’affollata assemblea pubblica, organizzata dal locale Circolo ARCI e tenuta il 15 marzo scorso a Manciano, il presidente Tiberi ha ammesso l’errore commesso nei confronti degli utenti mancianesi negli anni 2013 e 2014 ed ha assicurato la platea sul fatto che le somme non dovute saranno restituite, con assegni pronta cassa, entro il mese di marzo e promesso che verrà istituito a Manciano uno sportello speciale per gli utenti defraudati. Il Sindaco Marco Galli, intervenuto in assemblea, ha stigmatizzato l’errore di tariffazione e pubblicamente asserito di ritenere la privatizzazione del servizio idrico come un grave errore, contrario agli interessi dei cittadini.

sindaco Galli

Per gli utenti idrici di Manciano, la grottesca vicenda del pagamento del “depuratore fantasma” è cominciato nel lontano 1994, l’Acquedotto del Fiora è subentrato alla gestione comunale nel 2002, nel 2008 la Corte Costituzionale ha stabilito illegale il pagamento della voce depurazione per gli utenti non serviti da depuratore, obbligando quest’ultimo a restituire quanto avuto, ma l’AdF ha restituito solo quanto versato nei 5 anni precedenti il 2008, ritenendo le somme pagate in precedenza cadute in prescrizione. Ancora prima di completare i rimborsi, dal 2009, aveva già ricominciato, grazie alla legge 13 del 2009, a pretendere un nuovo pagamento dagli utenti di aree in cui i depuratori fossero almeno in fase di progettazione, gravando coloro che erano stati rimborsati di oneri maggiorati.

platea

Alla fine di questo inestricabile pasticcio, grazie alle proteste di utenti mancianesi esasperati, in AdF si sono accorti che forse, dopo 21 anni di contributi versati per una depurazione inesistente, la progettazione del “depuratore fantasma” era stata coperta.

platea 02

Alcune domande però sono rimaste sul tappeto nell’incontro di ieri:

  • Quella circa l’ammontare dell’importo accantonato in questi 21 anni, che secondo la legge Galli del 1994 dovrebbe essere stato versato su un fondo vincolato. La notizia dell’esistenza di questo “salvadanaio” è sembrata cogliere di sorpresa il Presidente, che non ha saputo fornirci alcuna cifra, ma ci ha tenuto a chiarire che l’AdF non si assume responsabilità per gli accantonamenti precedenti alla sua entrata in servizio, lasciando supporre come persi per sempre, tutti gli accantonamenti fatti tra il 1994 e il 2002.
  • Quella sul trattamento che verrà riservato agli altri utenti delle province di Siena e Grosseto che si trovano nella medesima situazione di quelli mancianesi: Il presidente Tiberi ha promesso che anche per loro verranno avviati nuovi conteggi sulle cifre pagate, ma come dice il proverbio : “Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio” e noi consigliamo i cittadini dei comuni sprovvisti di depurazione di verificare molto attentamente il trattamento che è stato loro riservato.Vorremmo infine porre l’accento sul diverso trattamento che l’AIT riserva ai debiti, a seconda se a doverli rimborsare siano il gestore privato o i suoi utenti, infatti le somme che il gestore doveva a noi, sono state dichiarate prescritte in 5 anni, mentre, per i conguagli richiesti in questi giorni dal Fiora, ci si spinge fino al 2006 (9 anni). Disparità che evidenzia molto bene dove si orientano le simpatie dell’Autorità Idrica (di controllo pubblico) in Toscana

Andrea Marciani

foto di Ivana Agostini, gentilmente concesse dall’autrice

La mancata restituzione delle tariffe di depurazione

21 febbraio 2015

Si è tenuto lo scorso 19 febbraio l’incontro tra il Forum Toscano dei movimenti dell’Acqua Bene Comune e l’AIT, (Ambito territoriale idrico) l’attuale organo di controllo politico del servizio idrico, per la questione dei rimborsi delle quote depurazione pagate fino al 2008 anche dagli utenti sprovvisti di depuratore.

L’annosa questione fu regolata nel 2008 dalla Corte Costituzionale che, con la sentenza 335/2008,, giudicò la richiesta di pagamento illegale, dato che una tariffa non può pretendere che il pagamento di servizi effettivamente erogati.

I gestori del servizio idrico, costretti a restituire il maltolto, furono comunque molto agevolati dall’organo politico di controllo (allora ATO) e fu stabilito che avrebbero reso solo quanto incassato tra il 2003 ed il 2008, ritenendo, le somme pagate dagli utenti prima del 2003, ormai cadute in prescrizione e, come se non bastasse, fu dato loro un comodo lasso di tempo per provvedere ai rimborsi (dal 2009 fino a tutto il 2014).

Adesso, nel febbraio del 2015, scopriamo che quasi nessuno dei gestori ha ultimato detti rimborsi, e, nello specifico, l’Acquedotto del Fiora deve ancora restituire agli utenti di Siena e Grosseto 530mila euro., niente paura però, perché vengono gentilmente concessi loro altri due anni per farlo. (Qui il documento dell’AIT con i conteggi)

Ci piacerebbe che i nostri amministratori, che siedono nelle poltrone dell’AIT, dimostrassero agli utenti idrici, anche solo una frazione, di quell’indulgenza che continuano a testimoniare agli speculatori delle ex municipalizzate. Magari impedendo quei distacchi perentori in cui si è esibito nelle ultime settimane l’Acquedotto del Fiora, lasciando, per la svista di qualche amministratore condominiale, interi caseggiati a secco e mettendo, senza alcuno scrupolo, decine di famiglie con bambini in seria difficoltà.

Perché l’acqua è un diritto inalienabile e non una merce, come l’ideologia mercantile dominante sembra dare ormai per scontato.

I Movimenti per l’Acqua pubblica chiedono le dimissioni di Alessandro Mazzei, direttore generale dell’Autorità Idrica Toscana

20 novembre 2013

Il Forum Toscano Movimenti per l’Acqua chiede le dimissioni di Alessandro Mazzei, direttore generale dell’Autorità Idrica Toscana. La ragione sta tutta nella pervicacia con cui Mazzei insiste nel non voler restituire ai cittadini/utenti la remunerazione del capitale investito, estorta in bolletta nonostante sia stata dichiarata illegittima, sia dall’esito referendario che da diverse sentenze successive, ottenute dai Movimenti per la ripubblicizzazione, in differenti sedi. Le più recenti sono la 437 e la 438 del Giudice di Pace di Arezzo che, nel ristabilire il primato della legge, sancisce che sull’acqua non si può fare profitto.

Il direttore generale dell’AIT si è fatto inoltre portavoce di quella che può essere definita la “truffa del Metodo Tariffario Transitorio”: un metodo di calcolo della tariffa, varato da AEEG,  che subdolamente ha rinominato la quota di profitto (remunerazione del capitale investito) chiamandola “costo della risorsa finanziaria”.

Va anche ricordato che i soci privati nella gestione dell’acqua hanno compiuto consistenti pressioni sui Sindaci, minacciando di far saltare gli investimenti necessari se non si fosse approvato il nuovo MTT.

Nel gennaio 2012 viene approvato il decreto tariffe, in cui la remunerazione del capitale investito resta in vigore. Consiglio di Stato e Tribunale Amministrativo Regionale dichiarano queste tariffe illegittime, ma Mazzei, che come direttore dell’AIT svolge un ruolo meramente tecnico, non avverte i Sindaci, resta in silenzio. Come resta in silenzio quando i gestori introducono nelle bollette continui aumenti del deposito cauzionale, nonostante i giudici dichiarino che i contratti in essere non possono subire variazioni unilaterali. Nessuna presa di posizione di Mazzei sulla questione degli oneri di depurazione, fatti pagare anche agli utenti che non hanno usufruito del servizio; e nessuna sulla restituzione di quanto percepito dal gestore. E’ bene sapere che in Toscana, in casi per niente eccezionali, i gestori continuano illegittimamente ad addebitare in bolletta depurazione e fognatura, non dovuti perché servizi inesistenti, ignorando anche la sentenza avversa della Corte Costituzionale.

Mazzei non difende l’interesse collettivo, neppure quando i sindaci dell’ex ATO 3 (Publiacqua) chiedono di sapere quale fine abbiano fatto gli oltre 14 milioni, pagati dai cittadini, per investimenti mai effettuati (pagati 78,5 milioni di investimenti/ effettuati solo 64,2). Resta naturalmente in silenzio anche in questo caso. Il Direttore verga invece un decreto, in cui prevede che il rimborso della remunerazione del capitale investito avvenga in misura uguale per ogni utente, a dispetto di una quota pagata invece proporzionalmente al consumo effettivo.

Tutti questi motivi portano il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua a chiedere le dimissioni di Alessandro Mazzei. Due le possibilità: o il direttore dell’AIT è incompetente e non si rende conto delle proprie azioni; oppure, considerato che i soci privati nella gestione del servizio idrico esprimono spesso soddisfazione per il suo operato, viene il legittimo sospetto che questo signore, pagato con i soldi dei cittadini toscani, invece di fare gli interessi di questi ultimi, privilegi chi specula sull’acqua.

Il Forum denuncia anche un ultimo aspetto allarmante, celato da queste manovre apparentemente tecniche: una vera e propria sospensione della democrazia che evidenzia come sia enorme il distacco fra i cittadini e la politica (perlomeno quella politica che ha gestito e sta tuttora gestendo il potere in Toscana, in particolar modo). Una politica che si ostina ad amministrare, ignorando il volere e l’interesse dei cittadini, oltre che una loro specifica espressione democratica attraverso i referendum.

FORUM TOSCANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Il golpe bianco dell’Autorità Idrica Toscana e l’impotenza dei sindaci

9 novembre 2013

La gestione del servizio idrico definitivamente sottratta al controllo pubblico.

In tre video di 8 minuti  del Comitato A.B.C. di Arezzo,  spiegate tutte le fregature del  AIT.

http://www.youtube.com/watch?v=nInG3IWjYkA&feature=youtu.be

http://www.youtube.com/watch?v=WibMIl-kS7U&feature=youtu.be

http://www.youtube.com/watch?v=mECklPd5uBs&feature=youtu.b

Diffidiamo L’Acquedotto del Fiora a procedere ai distacchi delle utenze

4 ottobre 2013

Oltre due anni sono trascorsi da quei referendum che in Italia hanno abolito la quota di remunerazione del capitale dalle bollette dell’acqua e indicato una ferma volontà popolare per il ritorno del servizio idrico in mano pubblica e da due anni ascoltiamo politici e gestori del servizio idrico rimpallarsi la responsabilità di non riuscire a dare esecuzione a quella volontà popolare (espressa, ricordiamo, da 27 milioni di elettori).

Sentenze di ogni grado di magistratura, dalla Corte costituzionale ai giudici di pace, sono intervenute per spronarli a farlo ma tutto, per ora, invano.

Abbiamo subito numerosi tentativi di vanificare il voto popolare, da quello immediatamente messo in campo dal governo Berlusconi, ma subito respinto dalla Corte costituzionale, alle nuove tariffe AEEG del giugno scorso, (che il Forum Nazionale per l’Acqua Bene Comune, ritiene illegali e che ha impugnato davanti al TAR Lombardia)) reintroducono la remunerazione capitale sotto falso nome e lo fanno (beffa nella beffa) in maniera retroattiva, andando a sanare le tariffe illecitamente praticate dai gestori a partire dal gennaio del 2012.

Sottolineiamo la perfida astuzia di lasciare scoperta una piccola porzione temporale che va dal luglio al dicembre 2011, su cui permane l’obbligo ai gestori di rimborsare le quote capitale agli utenti: un “contentino” per i referendari, un “tozzo di pane” gettato a quei 27 milioni di cittadini votanti ingannati e defraudati.

Adesso, mentre ancora si traccheggia sul come e quando restituire quel misero “tozzo di pane”, l’Acquedotto del Fiora ha cominciato a mandare lettere minatorie a quei cittadini (1.600 nelle sole provincie di Siena e Grosseto) che, ottemperando alla volontà popolare dei referendum, hanno, negli scorsi anni, prima richiesto ufficialmente e poi intrapreso autonomamente, l’adeguamento delle bollette ai dettami referendari, scremandole della quota capitale da questi abolita.

Lo fa minacciando addirittura il distacco dell’utenza, (con 76 euro di costi di riallaccio) a chi non restituisse entro il 9 ottobre le quote autoridotte; una pratica dichiarata illegale da molta giurisprudenza, nel caso di utenze domestiche, anche in caso di vera e propria morosità: “la sospensione della fornitura di un bene primario come l’acqua appare sproporzionato a fronte di un inadempimento pecuniario” ( Decreto del Tribunale di Bari – 09/09/2004; Sentenza del Tribunale di Latina 31/10/2006; Ordinanza Tribunale di Enna, Provvedimento del Tribunale di Tempio Pausania, sezione staccata di Olbia, del 06-07-2012)

il Movimento dell’acqua a Siena, Grosseto, in Toscana segnala di avere già in piedi numerosi ricorsi presso i giudici di pace e che sta attivando, in collaborazione con ACU (Associazione Consumatori Utenti), un presidio legale per respingere le minacce del gestore.

Invita tutti i cittadini che abbiano già ricevuto le raccomandate minatorie del AdF a non pagarle ed a prendere contatto con i rappresentanti del movimento di Siena e Grosseto all’indirizzo a piè di pagina

Facciamo infine appello ai nostri sindaci presenti nell’AIT (direttivo politico regionale della gestione del servizio idrico) perché pongano fine a questa proditoria aggressione nei confronti di cittadini rispettosi della legge.

Per il Comitato A.B.C. Grosseto e Amiata Val d’Orcia : Giuliana Gentili e Andrea Marciani

Per il Comitato A.B.C. Siena : Andrea Borgna

Per ACU Grosseto: Miriam Croxatto

Ai 287 sindaci rappresentanti dei cittadini Toscani

26 aprile 2013
il presidio della riunione ATO6 a Grosseto

il presidio della riunione ATO6 a Grosseto

Martedì 30 aprile, l’Assemblea dei Sindaci dell’AIT è chiamata a esprimere un parere in merito alla nuova tariffa dei Servizi Idrici. A questo proposito il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua desidera esporre la propria posizione Molti sindaci hanno la consapevolezza che le tariffe in essere e quelle in base al nuovo Metodo Tariffario Transitorio (MTT), definito dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), sono ILLEGITTIME, cioè non rispettano la volontà espressa da 27 milioni di italiani di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua”.
Infatti le Conferenze Territoriali 3 (Prato, Pistoia, Firenze) e 4 (Arezzo) hanno espresso un voto contrario alla nuova tariffa e altri pure approvandola hanno votato un documento di disapprovazione del nuovo metodo.
Non solo, con il nuovo MTT, si pongono anche degli scudi pesanti sull’eventuale ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, facendone lievitare i costi in modo consistente.
Comprendiamo la preoccupazione degli amministratori di garantire il servizio, ma riteniamo in questa fase sia di primaria importanza garantire etica, legalità e democrazia, cioè il rispetto dell’esito referendario e della volontà dei cittadini.
La formula Toscana, sistema misto pubblico privato, si è dimostrata inadeguata, ha avuto il solo significato di “socializzare le spese di investimento e di privatizzazione dei profitti”, cioè il pubblico finanzia le spese più ingenti per il mantenimento delle reti idriche e il privato si tiene i profitti della gestione.
Inoltre la grande estensione delle reti idriche conferma la validità del rifiuto del Forum dei Movimenti per l’Acqua a quanto deliberato dalla Regione, di avere un’unica Autorità Regionale per l’acqua (AIT), in quanto manca conoscenza del territorio (il consumo di acqua è legato al bacino idrografico) e partecipazione democratica alle scelte e alle priorità.
Occorre che ogni Sindaco metta al centro della propria riflessione e della propria iniziativa la gravità della crisi che il nostro paese sta attraversando: occupazione, redditi da lavoro o da pensioni, welfare, apparato produttivo e strutture amministrative hanno raggiunto un punto di non ritorno.
Le politiche di austerità, il taglio dei trasferimenti, il patto di stabilità e l’espropriazione che è stata fatta alle Amministrazioni Locali di tutti i servizi ai cittadini, di cui la vita associata ha bisogno, svuotano di funzioni il governo locale e uccidono i comuni.
Non cogliere la dimensione di questo disastro e la rabbia dei cittadini rappresenta un grave errore, innanzitutto perché è il Comune e i suoi rappresentanti, in quanto livello di amministrazione pubblica a più diretto contatto con i cittadini, a diventare bersaglio della rabbia di chi viene escluso dai servizi e dal lavoro.
Le minacce dei gestori sono solo ricatti e vanno respinti!
A Cremona l’Autorità Idrica locale minaccia multe, da parte dell’AEEG, nel caso le tariffe non vengano approvate, FALSO; in Toscana si sostiene che, se l’AEEG usa il potere sostitutivo e interviene per imporre le tariffe, si perderebbe la componente di anticipazione per il finanziamento dei nuovi investimenti, FALSO (dipende solo se c’è o no il fondo, e se vi è la volontà dei gestori di attuare gli investimenti) i dati di ogni ambito territoriale sono validati e deliberati dall’AIT che li invia all’AEG anche in caso di bocciatura del metodo tariffario in questi dati sono quantificati i costi di ogni azienda ed i relativi fabbisogni in termini di investimenti futuri; cosa certa è che costoro non hanno rispettato i contratti stipulati su fogne, depuratori e rinnovo della rete di distribuzione idrica, che continua a perdere più del 40% in Toscana.
Quanto al ricatto dei vostri soci privati e delle banche finanziatrici, tutti ben contenti di fare soldi con un bene primario come l’acqua, se non vogliono più sottostare al loro contratto di servizio rispettando la legalità, devono essere cacciati per inadempienza.
La Confservizi CISPEL Toscana, espressa tramite il suo presidente, chiede dal 2008 per gli investimenti il ricorso alla fiscalità generale: In oltre, essendo la tariffa un corrispettivo per un servizio privato e non più una tassa per un servizio pubblico al cittadino, pagare per degli investimenti nel futuro, è semplicemente illegale: l’utente deve pagare solo per il servizio ricevuto, (sentenza corte costituzionale n.335 del 15/10/2008).
Una proposta di legge giace in Parlamento da più di 2 legislature e non è mai stata discussa: “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”.
Come Forum dei Movimenti per l’Acqua chiediamo ai Sindaci di non rendersi complici di questo scippo della democrazia, né di stabilire delle tariffe truffa. Infatti qualora lo facessero, dovrebbero assumersene la responsabilità di fronte ai propri elettori.
Lasciate che sia l’AEEG, organismo pagato dai gestori (e nessuno sputa nel piatto in cui mangia) ad assumersene la responsabilità con il potere sostitutivo.
Comunque sono loro che devono approvare la tariffa che proponete. L’accentramento di questa funzione, d’altronde, è l’ennesimo schiaffo ai poteri ed all’autonomia dei Comuni ed ai cittadini stessi, date un segno di risveglio e di orgoglio contro chi vi vuole di sempre di più espropriati di autonomia decisionale.
A voi la storia consegna la responsabilità di garantire il rispetto dei principi democratici su cui si fonda la nostra repubblica. Durante l’assemblea dell’AIT saremo in presidio per appoggiarvi in questa scelta e chiediamo di intervenire all’assemblea per condividere con voi le nostre considerazioni.
Perché si scrive Acqua e si legge Democrazia.
Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua

Acqua: Il dissenso dei Comuni contro la “Tariffa Truffa”: un’onda che cresce di giorno in giorno

19 aprile 2013

Anche l’ex Ato 3 – Firenze, Prato e Pistoia – contro le logiche del profitto nella gestione dell’acqua

Sono sempre di più gli enti locali italiani che prendono posizione contro la nuova tariffa dell’AEEG per il servizio idrico, la stessa che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua definì “Tariffa Truffa” subito dopo la sua pubblicazione.

La conferenza dei Sindaci dell’ex ATO 3 Toscana (Firenze, Prato e Pistoia, gestione Publiacqua) riunitasi oggi ha detto no alla tariffa voluta dall’AEEG. Lo scorso martedì i sindaci dei Comuni della provincia di Arezzo l’avevano bocciata a grande maggioranza e ieri anche il Comune di Montecatini Terme (PT) ha preso posizione contro il sistema tariffario deliberato dall’AEEG approvando all’unanimità una mozione contro la tariffa truffa. Se ci spostiamo in Emilia Romagna la musica non cambia: i sindaci Piacentini, poche settimane fa, hanno redatto un documento di fuoco contro il nuovo metodo tariffario transitorio a fronte di 12 milioni di mancati investimenti nel territorio piacentino negli stessi giorni in cui i sindaci della provincia di Reggio Emilia hanno sonoramente bocciato la nuova tariffa. Tutte le riunioni dei Comuni sono state accompagnate dalle mobilitazioni dei Comitati per l’acqua pubblica che hanno ribadito come il metodo tariffario predispo sto dall’Authority sia in esplicito contrasto con l’esito referendario.

Finalmente, dopo la sentenza del TAR Toscano del 21 marzo scorso, in cui è stato ribadito che la finalità, perseguita con il quesito referendario avente ad oggetto l’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006, era di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua” (Corte Costituzionale, 26.1.2011, n. 26) e che questo risultato doveva essere dichiarato applicabile a partire dal 21 luglio 2011, comincia a essere la volontà dalla parte di vari sindaci di applicare l’esito referendario anche in Toscana. Si è cominciato con i comuni della provincia di Arezzo e adesso con quelli dell’area Fiorentina dove è stato messa in minoranza la volontà di Firenze di fare utili attraverso la gestione dell’acqua piuttosto che di perseguire la ricerca del bene comuni.

In diversi territori, a partire da Toscana ed Emilia Romagna, è dunque un fiorire di dissenso alla tariffa truffa confezionata dall’AEEG in spregio alla volontà popolare dei referendum 2011, un dissenso che si aggiunge al successo della campagna di Obbedienza Civile che ha portato migliaia di cittadini in tutta Italia a protestare contro la mancata applicazione dei referendum autoriducendosi la bolletta ed eliminando la remunerazione del capitale investito eliminato dal voto referendario. Il Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua ha inoltre realizzato unainfografica da distribuire nelle iniziative dei comitati territoriali e da diffondere nei social network in cui si spiega la truffa dei referendum perpetrata da AEEG.